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  REQUISITI ACUSTICI OBBLIGATORI  



Case al riparo dall’inquinamento acustico.

Bocciata la norma che neutralizzava retroattivamente, nei rapporti tra privati, la conformità degli edifici ai requisiti previsti dalla normativa anti-rumore.

È quanto deciso dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 103 del 2013, depositata ieri, che ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 15, comma 1, lett. c), della legge comunitaria 2009.

La norma, sostituendo l’articolo 11, comma 5, della legge comunitaria 2008, ha stabilito che, in attesa dell’emanazione dei decreti legislativi attuativi della legge 447/1995, legge quadro sull’inquinamento acustico, l’articolo 3, comma 1, lett. e), della medesima legge 447 (relativa ai requisiti acustici degli edifici), doveva essere interpretata nel senso che la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifi ci e dei loro componenti non trovava applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori anche venditori e acquirenti di alloggi.

In un primo momento l’azzeramento della rilevanza dei requisiti tra privati, era stata stabilita solo per il futuro (articolo 11 della legge comunitaria del 2008), ma successivamente l’articolo 15 della legge comunitaria del 2009 ha esteso a ritroso l’inapplicabilità ai privati.


Quindi, con la normativa del 2009 non è stato più possibile continuare a pretendere dai costruttori il rispetto dei requisiti acustici.

Il problema di costituzionalità è emerso, non a caso, proprio nel corso di una causa tra un costruttore e l’acquirente di una abitazione. Quest’ultimo ha fatto causa all’appaltatore per ottenere i risarcimento del danni per il difetto dell’immobile, consistente proprio nel mancato rispetto dei requisiti acustici passivi degli edifici fissati dal dpcm sulla determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifi ci, risalite al 5 dicembre 1997.

Questo decreto ha determinato i requisiti acustici passivi e quelli delle sorgenti sonore interne agli edifici, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore. Prescrive inoltre, i limiti espressi in decibel, che gli edifi ci costruiti dopo la sua entrata in vigore devono rispettare. La norma della legge del 2009, oggetto della verifica di costituzionalità, ha bloccato retroattivamente, autodefi nendosi di interpretazione autentica, l’applicazione del dpcm 5 dicembre 1997 nei rapporti tra privati.

Il mancato rispetto dei valori di isolamento acustico quindi, di cui al dpcm citato, non ha più potuto essere invocato a sostegno di una richiesta di risarcimento dei danni.

La disposizione è stata portata al vaglio della consulta perchè, tra le altre cose, pur dichiarandosi interpretativa è, in realtà, innovativa. Inoltre, viola il principio di uguaglianza, in quanto produce una ingiustifi cata disparità di trattamento tra coloro che hanno già conseguito un risarcimento a fronte dell’acquisto di un immobile acusticamente viziato e coloro che, pur trovandosi nella stessa situazione, non possano, invece, più conseguirlo. Tra l’altro non si capisce perché la norma in questione, pur non abrogando il dpcm 5 dicembre 1997 nei rapporti pubblicistici, nello stesso tempo lo disapplica ai rapporti tra privati. La conseguenza, è infatti che non vengono tutelati i diritti del cittadino che acquista l’unità abitativa.

La consulta, nel dichiarare incostituzionale la norma, ha anche rilevato che la stessa incide su rapporti ancora in corso e vanifi ca il legittimo affi damento di coloro che hanno acquistato beni immobili nel periodo nel quale vigeva ancora la norma della Comunitaria del 2008, la quale specifi cava che la sospensione dell’applicazione nei rapporti tra privati delle norme sull’inquinamento acustico degli edifici valesse per il futuro, in riferimento agli alloggi sorti successivamente.



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